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Yama, principi etici universali

Yama è il primo stadio dello Yoga di Patanjali. La parola significa “freno”, “controllo”. Indica le regole di comportamento da adottare nei riguardi degli altri. Esse sono:

1) Ahimsa (non violenza), cioè astensione dall’uccidere, dal ferire, dall’offesa in tutti i modi, in tutti i tempi, verso tutti gli esseri;

2) Satya (verità), cioè dire il vero ma anche accordare le proprie azioni alle parole. Dire la verità, quindi, non vuol dire solo non mentire. Significa anche che la mente e le parole devono corrispondere all’oggetto, cioè debbono essere così come sono, senza inganni, errori e manipolazioni.
Perciò, questo yama serve per allineare pensiero, parola e azione affinché non ci siano dissonanze fra quello che pensiamo, quello che diciamo e quello che facciamo.

3) Asteya (non rubare), cioè non appropriarsi e non desiderare di ottenere, senza il nostro lavoro, qualcosa che non ci appartiene.
Nello yoga significa anche non incoraggiare, non approvare un furto commesso da altri, ma anche non rubare la dignità, la fierezza, la felicità, i momenti di gloria degli altri.

4) Brahmacharya (astinenza sessuale)
Secondo lo Yoga Sutra di Patanjali, che ha una tendenza ascetica, chi pratica yoga deve astenersi dalla sessualità. Tuttavia, per chi non sceglie la via ascetica, questo yama significa non arrecare sofferenza a sé stessi e agli altri attraverso una condotta sessuale eccessiva o scorretta (come per tutte le cose, ci vuole equilibrio!).
Questo yama non ha un contenuto morale, ma è collegato alla conservazione della nostra energia sottile: se viene utilizzata in modo eccessivo nell’atto sessuale, non può essere poi indirizzata per compiere altre azioni.

5) Aparigraha (non attaccamento, austerità)
Questo yama ci suggerisce di riconoscere i nostri bisogni reali e necessari per soddisfarli, senza andare oltre queste necessità.
Questo “non attaccamento” non riguarda solo i beni, ma anche le persone perché questo potrebbe condurci al possesso, diventando gelosi e invidiosi.

Questi yama sono il punto di partenza per uno yogi. Trattando l’interrelazione con gli altri, suggeriscono un comportamento più cosciente e armonioso nel mondo, nella società, invitando a rinunciare all’azione-reazione che contraddistingue il nostro agire e a vivere una vita equilibrata.
Non vogliono essere una limitazione della vita, ma un arricchimento perché solo una vita disciplinata può essere profondamente vitale e libera.