Secondo gli antichi saggi di 3.000 anni fa, ognuno di noi è composto da cinque kosha, cioè da “corpi” o “involucri” che, come le matrioske, sono racchiusi l’uno dentro l’altro. Essi sono: annamaya kosha (corpo fisico), pranamaya kosha (corpo pranico), manomaya kosha (corpo mentale), vijanamaya kosha (corpo dell’intelligenza o della saggezza) e anandamaya kosha (corpo della beatitudine).
Pur essendo l’uno dentro l’altro, sono però strettamente connessi l’uno all’altro. Per esempio, se siamo affaticati o tesi, il respiro diventa corto, la mente entra in uno stato di agitazione e la serenità svanisce. Quando, invece, siamo felici, proviamo sensazioni piacevoli che coinvolgono tutta la nostra persona.
Il modello dei kosha non costituisce una rigida verità, ma è un modo per:
- esplorare noi stessi, dalle parti più periferiche del nostro corpo, fino al centro della nostra anima
- realizzare quel processo in grado di portarci all’armonia psicofisica e spirituale.
Vediamo i kosha, uno ad uno, nelle loro caratteristiche principali.
Annamaya kosha (corpo fisico) è costituito da pelle, tessuto muscolare, ossa e organi. La sua esistenza dipende dal prana assunto sottoforma di cibo, acqua e aria respirata. Quindi, è molto importante prestare attenzione a come nutriamo il primo kosha.
Il corpo fisico può essere armonizzato attraverso la pratica delle posizioni (asana). Però, è necessario esser consapevoli di cosa accade agli organi e al sistema endocrino durante l’esecuzione delle posizioni.
Pranamaya kosha (corpo pranico) è simile per dimensione e forma a quello fisico. Ha una sua struttura fisiologica composta da centri energetici, i chakra, da cui scorre l’energia attraverso una rete di canali di collegamento, le nadi, la cui funzione è quella di distribuire il prana in tutto il corpo.
A livello fisiologico, il corpo pranico interessa i sistemi circolatorio e respiratorio. Per percepire la sua forza, si può provare ad osservare come l’aria inspirata si diffonde in tutto il corpo.
Il corpo pranico può essere influenzato con le tecniche yoga di respirazione (pranayama), mentre la coordinazione delle fasi di inspirazione ed espirazione durante le asana, consente di sincronizzare il corpo fisico e il corpo pranico con il corpo mentale (concentrazione e consapevolezza).
Manomaya kosha (corpo mentale), corrispondente al sistema nervoso, si esprime sotto forma di pensiero e di consapevolezza.
In un post precedente, ho scritto che la nostra mente è sempre affollata di pensieri che ci legano al passato e al futuro. Spesso, questi pensieri sono accompagnati da emozioni, come preoccupazione, malinconia, illusione, disillusione, rabbia, paura, che ci coinvolgono profondamente. Questa incessante attività brucia energia e ci stanca, e può indebolirci fisicamente fino a farci ammalare, perché non siamo più in condizione di recuperare quello che consumiamo. Quindi, è assolutamente necessario armonizzare questo corpo mentale con:
- le asana perché la loro immobilità favorisce la concentrazione su un punto o sul respiro;
- le tecniche di pranayama perché, attraverso la respirazione, la mente è aiutata a raggiungere uno stato di calma e serenità (il respiro è il ponte tra il corpo fisico e quello mentale);
- la meditazione perché permette di ritrovare la calma mentale e la serenità necessarie per migliorare la qualità della nostra vita, utilizzando una serie di tecniche che hanno lo scopo di allontanarci dal fiume dei pensieri (e dalle emozioni che li accompagnano) per un certo tempo, mantenendo la coscienza vigile.
Vijanamaya kosha (corpo dell’intelletto o della saggezza) fa riferimento agli aspetti riflessivi della coscienza che consentono di andare oltre l’esistenza terrena attraverso la saggezza e la conoscenza. E’ il corpo cosciente più profondo di quelli che ho descritto finora. E’ responsabile della crescita interiore, dell’etica e della morale di un individuo. È costituito da:
- Buddhi, l’intelletto che analizza e determina la natura di un oggetto
- Ahamkara, ciò che forma l’Ego, il principio d’auto-affermazione.
Questo corpo si armonizza con la meditazione e lo studio dei maestri.
Anandamaya kosha (corpo della beatitudine) è la sede della facoltà intuitiva dove si fa l’esperienza della divinità che vive nel profondo di ogni essere umano. E’ attivo nel sonno profondo mentre negli altri stati (veglia e sogno) lo è solo parzialmente.
Si tratta dello stato spirituale in cui si sperimenta l’amore incondizionato e la comunione con la vita. E’ il piano della “felicità” d’ordine universale che illumina direttamente la coscienza dell’essere umano che la capta per intuizione spirituale e non per ragionamento mentale.
La meditazione quotidiana può armonizzare il corpo della beatitudine.


